sabato 17 giugno 2017

SIENA_lumaca days


Piazza del campo a Siena... sarà banale, ma la nostra permanenza senese non lo è stata affatto.
Sarà perchè con il palio alla porte la città era in festa, manifestazioni e sbandieratori in ogni dove e la piazza già pronta ad ospitare il grande evento, sarà perchè adoro da sempre questa città e i suoi colori al tramonto, sarà pure perchè abbiamo avuto modo di visitare i dintorni di cui poi vi parlerò ma, purtroppo, il suo è essere indimenticabile è dovuto sopratutto al fatto che la nostra motolumaca ci ha abbandonato.
Ci sono voluti ben due giorni di sofferenze e dita incrociate prima che il meccanico la rimettesse in pista... ma questa è un'altra storia, al momento in cui questa foto è stata scattata noi vagavamo per il centro città spensierati mangiando panforte.
Siena è una città bellissima, lo è innanzi tutto per il palio e per la sua famosissima piazza a forma di conchiglia che al tramonto riflette una luce rosata tutt'intorno ed è piena di gente seduta per terra a chiacchierare o mangiare il gelato.
Proprio in piazza scoprirete il primo di molti capolavori, la Fonte Gaia decorata da rilievi scultorei nel 1400 da Jacopo della Quercia.
Bellissima la torre del Mangia dalla quale si può ammirare dall'alto tutta la città, vale il prezzo del biglietto e la fatica! Il duomo, maestoso nei suoi colori nero e bianco, merita sicuramente una visita all'interno con la libreria e la cappella Piccolomini e un pavimento di pietra intarsiata che è un vero capolavoro.
Non potete nemmeno perdervi l'ingresso al battistero, le pareti sono completamente affrescate e al centro dello spazio fa bella mostra di se una fonte battesimale d'eccezione realizzata da diversi artisti: Jacopo della Quercia, Giovanni di Turino, Lorenzo Ghiberti e Donatello.
Se siete amanti dei musei non perdetevi la Pinacoteca Nazionale dove poterete passare un pomeriggio con Duccio, Simone Martini, Lorenzetti e tanti altri, se invece volete trascorrere un po' di tempo all'aria aperta perdetevi per le strade del centro storico, scoprirete piccole botteghe e meravigliosi scorci.
Concludiamo con qualcosa che non può mancare, la cucina, tra pappardelle al sugo di cinghiale, salumi e crostini qui la fa da padrone un dolce: il Panforte.
In realtà sarebbe un dolce natalizio ma non avrete difficoltà a trovarlo anche d'estate, non è adatto alle ore più calde della giornata con le sue scorze d'arancia le sue spezie e la frutta secca ma noi non abbiamo potuto fare a meno di mangiarlo nonostante il torrido caldo di Agosto.

lunedì 12 giugno 2017

Interrail 2: la prima notte su un treno e Bratislava


In partenza: da Francoforte a Monaco 

Il mio primo treno dell'interrail è stato un viaggio in solitaria da Francoforte a Monaco di Baviera, dove abita la mia amica Martina, coprotagonista di questa incredibile avventura a lungo rimandata. Mi dirigo alla stazione indossando la mia giacca da sci (piena di tasche e con il cappuccio, dunque perfetta per un viaggio nelle terre del freddo Est) e con lo zaino che immediatamente inizia a martoriarmi le spalle rigide dalla vita troppo sedentaria. Compagna principale, l'ansia. Ci saranno imprevisti? Ritardi? Treni mancati? Non sono una viaggiatrice rilassata né rilassante, in particolare quando sono sola. 

Il viaggio in treno dura quattro ore con un cambio a Stoccarda, durante il quale mi preoccupo perché il treno precedente sul binario è in ritardo. In ogni caso, riparto solo cinque minuti dopo l'orario previsto, quindi niente paura! Passo parte del viaggio a massaggiarmi le spalle per allentare la tensione dei muscoli; per il resto, guardo fuori dal finestrino e mi rilasso. I viaggi in treno hanno una qualità unica: il senso di abbandono dello scorrere su una rotaia fissa, senza auto, camion o altri elementi intorno, il paesaggio che fluisce all'esterno e regala piccoli flash di vita e natura. In particolare, mi affascina scorgere le periferie dal finestrino, le zone che normalmente non vediamo mai nel girare una città nuova e che viaggiando in aereo non ci capitano comunque davanti. Il treno entra nelle città come in una cipolla, bucando a poco a poco gli strati. 

Arrivo a Monaco e attendo la mia amica, che mi raggiunge poco dopo. La riconosco da lontano, una giacca rossa calda quanto la mia, una torre di capelli in testa e la camminata di chi porta qualcosa di pesante sulla schiena. Ci abbracciamo come due tartarughe un po' impacciate. Per il treno c'è tempo, non partiamo prima delle undici e mezzo di sera, dunque andiamo a cena in un ristorante indiano in zona, io, lei e il marito che ci fa da scorta. La zona della stazione di Monaco la sera è popolata e viva, ma non molto rassicurante. 

Dopo cena, ci riavviamo con calma verso la stazione e troviamo il treno pronto ad aspettarci. La coppia si saluta, e noi saliamo, pronte a calarci nell'avventura!

La stazione di Stoccarda: la prima di tante

Notte 1: da Monaco a Bratislava

Per la prima volta in vita mia, viaggio su un treno notturno. Non siamo fortunatissime in questo primo viaggio, perché lo scompartimento da sei che ci è stato assegnato è completamente pieno. I nostri lettini sono quelli in basso, il che fa sì che lo spazio per le manovre di preparazione sia piuttosto ridotto. 
Per fortuna, il signore sopra di me trasloca di scompartimento poco dopo la partenza, il che libera un po' di spazio. Come da prassi, segniamo date, orari e città di partenza e arrivo sul nostro bigliettone da interrail che consegniamo al controllore. Verrà a svegliarci con la colazione alle sei e mezzo di mattina. Buonanotte a tutti. 

Mi sdraio senza potermi muovere molto sul letto. Inoltre, fa molto caldo e non sono abituata a dormire sdraiata su un mezzo in movimento. La porta è chiusa e le luci sono spente, le tende chiuse. Quella prima notte, fatico molto a prendere sonno, dormirò forse un paio d'ore in tutto. Un po' per l'emozione, un po' per la fatica ad abituarmi al mezzo, un po' per la temperatura. La mia amica invece è abituata e si addormenta quasi subito senza problemi. 

Ci svegliamo con il suono del controllore che bussa alla porta, e ci consegna come un maitre la nostra colazione (una brioche e un tè in bicchiere di carta) e i biglietti e ci informa gentilmente che saremo a destinazione nel giro di mezz'ora. Prepararsi e lavarsi nel bagno di un treno in movimento non è affare semplice, ma sicuramente aiuta a migliorare l'equilibrio! 

Scendiamo, un po' frastornate, e ci troviamo immerse in un'atmosfera grigia e piovosa. Bratislava ci accoglie con un nubifragio: ci procuriamo una cartina e la prenotazione del treno per Cracovia, tiriamo fuori l'ombrello e ci avventuriamo intrepide sotto l'acqua.

Una delle prime viste di Bratislava

Bratislava

L'ostello si rivela centrale e spartano, ma con tanti dettagli divertenti. Arriviamo zuppe dalla testa ai piedi e circa quattro ore prima dell'orario di check in, ma la ragazza alla reception è gentilissima. Ci fa accomodare in una sala comune e ci dice di cercarla tra mezz'ora, forse ci possono dare la stanza prima. Ci viene poi a cercare apposta perché noi, immerse nella pianificazione delle giornate seguenti, ci dimentichiamo di tornare alla reception. Ci riprendiamo con una doccia calda e passiamo un paio d'ore a poltrire in camera, nell'attesa che la pioggia smetta o almeno si calmi un po'. 

La nostra prima uscita per Bratislava avviene quindi nel tardo pomeriggio e ci porta nella città vecchia, suggestiva e ricca di viuzze interessanti, che esploriamo con calma per assorbire l'atmosfera del posto. Incrociamo poche persone, probabilmente a causa del tempo, finché non arriviamo alla piazza principale. Ampia e luminosa, circondata da palazzi antichi in stile barocco e rococò perfettamente conservati e popolata da gruppi di turisti, la piazza crea un senso di contrasto con la città fuori dal centro storico e con alcune vie del centro storico stesso. Ci divertiamo a fare foto con le statue di bronzo del soldato napoleonico e della sentinella nella garitta, e continuiamo il nostro giro.

Amore a prima vista con il soldato napoleonico


Si avvicina l'ora di cena, per cui passiamo velocemente in ostello e dopo una breve ricerca, ci lasciamo tentare da un ristorante che sembra essere vicino. Vaghiamo per strade larghe poco frequentate e altre strette e un po' buie, ci perdiamo e facciamo per rinunciare poi, finalmente, lo troviamo. Un posto piccolo, dall'aria accogliente e l'estetica vagamente industriale: il Balans Bistro.

Durante il nostro viaggio mangiamo spesso in posti vegani, perché la mia compagna di avventura è tendenzialmente vegetariana e intollerante al lattosio. I ristoranti vegetariani, con salse a base di latte e formaggi, sono un rischio e li evitiamo. Proviamo comunque spesso i piatti tradizionali, come i pierogi in Polonia e il prosciutto di Praga, ma stiamo sempre attente a trovare posti dove possiamo mangiare entrambe con soddisfazione. Scopriamo così con nostra sorpresa che quando si ha un criterio di restrizione della scelta è molto più facile evitare le trappole per turisti e trovare piccole perle gustose di ottima qualità: perle come il Balans Bistro. Con questa parentesi di goduria gastronomica si chiude il nostro - di fatto - primo giorno di interrail.

Il giorno seguente a Bratislava, la nostra priorità era il castello, e le nuvole minacciose non ci hanno dissuaso. Abbiamo però prima fatto una piccola deviazione nel centro storico per vedere un'altra perla nascosta, questa volta architettonica. La nostra prima tappa della giornata è quindi la chiesa di santa Elisabetta, un'insolita chiesa cattolica in stile Art Nouveau. Perché vogliamo vederla? Perché è blu. Non restiamo deluse. La chiesa è piccola e somiglia un po' nelle forme a una torta nuziale. I muri esterni sono decorati con linee morbide, motivi a cerchio e stelline; dominano bianco e azzurro, mentre il tetto è di un blu profondo, quasi marino. Se l'azzurro non fosse piuttosto tenue, la chiesa sembrerebbe un gelato vaniglia e puffo. Per noi, una nota di colore nel mezzo di una giornata piuttosto grigia. Soddisfatta la nostra curiosità, ci incamminiamo verso il castello.

La chiesa azzurra


Il castello di Bratislava si trova in cima a una collina che domina la città, una camminata piacevole fra viuzze storiche restaurate e zone dall'aria più urbana e trascurata. Ovviamente ci perdiamo. Arriviamo comunque al castello, grazie ai cartelli, ma da un ingresso laterale per auto. Ci troviamo su una terrazza belvedere che si affaccia su Bratislava e ci dà un'immagine dall'alto delle sfumature di questa città. Vediamo il centro storico, ma soprattutto, in lontananza, blocchi di palazzi rettangolari e stranamente colorati che torreggiano sul paesaggio circostante.

A rimanerci impressa sarà soprattutto la camminata attraverso la città e la vista di Bratislava dall'alto.
Salire al castello occupa buona parte della mattinata e del primo pomeriggio. Quando torniamo a Stare Mesto, la città vecchia, il sole sta già tramontando. Inoltre siamo molto infreddolite, perciò ci ripariamo in un grazioso caffè, con un cameriere amichevole che decide di fare due chiacchiere.

Vista dal castello con un tempo meraviglioso

Ultimi giri per il centro nell'atmosfera arancione e rarefatta della sera e, dopo cena, via a recuperare gli zaini e in stazione. Il nostro treno è tardi, verso le undici, e arriviamo un'ora prima. La stazione è piena di gente, alcuni viaggiatori giovani, ma nel complesso in gran parte locali di una certa età. Ci accomodiamo sui gradini; non ci sono sedie, sale d'aspetto o panchine, almeno non nella sala principale, e non abbiamo voglia di esplorare i meandri della stazione di notte. La stazione di Bratislava di notte è come tante altre stazioni di notte: brulicante di vita e un tantino inquietante; inoltre è piccola, quasi come una stazione di paese. Un gruppo di signori osserva tutto dall'alto: sono appollaiati su una balconata che sovrasta la sala, come barbagianni. Il turista qui si sente davvero estraneo.

Il nostro treno finalmente arriva: impazienti di riposare un po'. Saliamo e scopriamo una piacevole sorpresa: uno scompartimento per due tutto per noi. Ci accomodiamo felici e ci prepariamo per la prossima puntata.

Hans Christian Andersen ci saluta e ci augura buon viaggio, ricordando che chi va piano va sano e va lontano!





mercoledì 31 maggio 2017

LUCCA_lumaca days

Quello che vedete nella foto sottostante è un particolare presente nella facciata più piccola del duomo di Lucca.

 
Il labirinto è un simbolo misterioso presente anche in altre zone d'Europa, si vorrebbe ricondurre il suo significato alla ricerca della luce, poco oltre all'incisione si trova questa frase "Questo è il labirinto costruito dal cretese Dedalo, dal quale nessuno che vi entrò potè uscire tranne Teseo grazie al filo d’Arianna" in cui il filo ha sicuramente un significato allegorico. Sul perchè sia stato scolpito questo labirinto troverete senza sforzo molteplici ipotesi su siti dedicati a misteri e magie io l'ho solo scelto come polaroid  perchè è un simbolo arcinoto della città, lo troverete su magliette e cartoline e perchè personalmente mi piace moltissimo!
Ma a Lucca c'è parecchio da vedere oltre il bellissimo duomo ed il suo labirinto...
Non potete ad esempio mancare un giro delle mura o una visita alla torre Guinigi, sulla cui cima potrete ristorarvi, all'ombra degli antichi lecci, dopo i circa 200 scalini che vi è toccato superare.
Da qui potrete ammirare la città vista dall'alto, e se i gradini vi sono parsi pochi potete completare con una visita alla Torre delle Ore, ancora più alta della precedente, noi ci siamo limitati alla prima per questione di tempo.
Tra le piazza più belle e famose della città c'è "piazza anfiteatro, il cuore di Lucca è uno spazio chiuso a cui si accede da sole quattro strade, questo è il posto ideale per divorare uno degli splendidi panini con affettato del posto, non vi sarà difficile trovare qualche gastronomia dove acquistarli insieme magari a una bottiglia di rosso.
Lucca è soprannominata la città delle 100 chiese, non a torto, ovunque vi girerete ne scoprirete una, alcune sono degne di visita altre meno interessanti, io non posso che consigliarvi quelle di san Michele ( la riconoscerete dall'arcangelo sulla cima delle facciata) e quella di san Frediano tra le più antiche della città.
Tra musei, palazzi, piazze e chiese minori ci sono parecchie cose da non perdere, anche solo vagare alla sera tra gli stretti vicoli pieni di vita e di gente è un vero piacere.
Chissà che passeggiando sulle mura la sera non vi troviate ad incrociare il carro di fuoco fantasma di Lucida Masi in corsa verso il giardino botanico, la leggenda vuole che questa giovane tanto bella quanto crudele abbia venduto l'anima al diavolo in cambio di 30 anni di giovinezza, proprio lui allo scadere del tempo la portò via su un carro di fuoco, lungo le mura di Lucca fino al lago dell'orto botanico dove si narra che il volto di lei appaia ancora nelle notti di luna piena.
Noi non crediamo alle storie di fantasmi ma ci è piaciuto leggere questa alla sera, seduti su una panchina vicino alle mura, in compagnia solo di un libro e di un bicchiere di vino... Di fantasmi nemmeno l'ombra.

sabato 20 maggio 2017

Un freddo compleanno 1 parte_ Castellane e le gole del Verdon in moto

Non amo festeggiare il mio compleanno così questa volta complice il mio fedele compagno di viaggi, e non solo, ho deciso di fare qualcosa di molto diverso.
"Massì compio gli anni a fine aprile farà caldo... "
Così ho ingenuamente pensato.
La meta è presto decisa le gole del Verdon e dove fare il campo base se non a Castellane?!
Ovviamente il mezzo di trasporto è la moto, la fedele Dakar che si deve abituare all'idea di girarsi tutta l'Albania e la nostra base un campeggio, la mia idea iniziale  era la tenda ma date le condizioni meteo abbiamo dovuto ripiegare su un bungalow.
Certo perchè la mattina all'alba del giorno prima della nostra partenza a Varese ha nevicato! E dato che Castellane è a 1.600 metri, quindi non proprio pianura, abbiamo deciso di non sfidare la sorte.
Il tragitto dalla Lombardia alla Provenza è veloce e agevole, solo un po' noioso e data la vicinanza al ponte del 1 maggio anche un filo trafficato.
La nostra idea iniziale era evitare la Liguria e passare dal Frejus e farci le montagne, ma dato che la sera prima aveva nevicato e la nostra moto non è adatta a queste condizioni meteo abbiamo optato per la Liguria, è stato comunque bello viaggiare con il mare accanto.
Per arrivare a Castellane abbiamo seguito la Route Napoleon che, specie se siete motociclisti, apprezzerete molto per tutte le sue curve e controcurve e per la vista sui monti incredibilmente affascinante.

CASTELLANE, il GIRO DELLE GOLE e MOUSTIERS SAINTE MARIE
Castellane è la porta delle gole, ovvero uno dei punti da cui è più comodo iniziare il giro.
E' molto biker friendly e piena di sistemazioni per tutte le tasche, hotel, locande e campeggi che comunque in molti casi sono così vicini al centro da permettere di raggiungerlo agevolmente a piedi.
Non mancano nemmeno i posti dove mangiare tra panetterie e ristoranti, un po' fuori c'è anche un grosso supermercato.
Il suo centro medioevale è bellissimo da girare e se avete tempo e voglia la Chapelle Nostre Dame du Roc abbarbicata sulla cima di uno sperone vi permetterà di sgranchirvi un po' le gambe con una passeggiata ripida ma non troppo lunga e di avere una vista mozzafiato sul paese sottostante.
Da Castellane parte il giro delle gole, basta a seguire le indicazioni, non è complicato ma state all'occhio è meglio girare in modo da tenere il fiume sulla sinistra (riva destra), il giro nell'altro senso è meno frequentato ed è più semplice perdersi.
Prima di mettervi in moto fate il pieno, vi eviterete la scocciatura di andare alla ricerca di distributori difficili da reperire.
Il percorso offre molte piazzole e punti panoramici da cui ammirare la bellezza del fiume che scorre giù in basso nella gola, tra tutti uno è davvero mozzafiato, lo troverete poco dopo la vostra partenza e si chiama Point Sublime, già il nome dice tutto.
Abbandonate la moto per un attimo nel parcheggio e seguite le indicazioni che vi porteranno a un punto a picco sulle gole che offre una vista impagabile, grossi rapaci volteggeranno sopra la vostra testa e il panorama sarà davvero magnifico.
Un altro posto che merita una sosta è il lago di Santa Croce, avete già percorso circa 50 km e vi troverete all'altezza delle sue sponde, qui (se fa caldo non come nel nostro caso) potrete anche noleggiare un pedalò e addentrarvi via acqua nel canyon per ammirarlo dal basso.
Moustiers Sainte Marie offrirà un ottimo punto di sosta, è un paese grazioso, bello da girare con un centro vivo e alquanto turistico, potrà rappresentare anche una valida alternativa ai panini portati da casa dato che offre molti ristoranti, creperie bar e le immancabili panetterie.
Curiosa è la stella appesa tra le due pareti di roccia che la leggenda vuole essere stata posta in quel luogo dal cavalier Blacas per ringraziare la vergine di averlo fatto rientrare sano e salvo dalle crociate.
Questo delizioso borgo può essere una valida alternativa a Castellane come punto base per il giro delle gole, ha però prezzi di pernottamento nettamente più alti.
Concluso il giro delle Gole miracolosamente senza prendere nemmeno un po' di pioggia avevamo due alternative davanti a noi.
A me sarebbe molto piaciuto approfittare delle infinite possibilità che Castellane offre nel campo degli sport, rafting canyoning o arrampicata ma il tempo non era dalla nostra, nè quello metereologico nè l'altro, dato che era già quasi sera.
Abbiamo allora deciso di visitare il Museo delle Resistenza, da sempre abbiamo l'abitudine di infilarci in posti meno in vista, come le piccole mostre di paese, talvolta scoviamo dei piccoli gioielli in altri casi buttiamo un po' del nostro tempo libero.
Il Museo della Resistenza di Castellane è vecchio ma incredibilmente completo, automezzi,armi, curiosità, divise, fanno bella mostra in vetrinette ordinate con spiegazioni chiare scritte a macchina.
Il costo è esiguo, 4 euro, è vicino al centro e se siete appassionati del genere spenderete piacevolmente il vostro tempo.
A noi in definitiva non è dispiaciuto affatto e ci sentiamo, perchè no, di consigliarlo a tutti, tanto più che gli orari di apertura sono davvero generosi.
museo della resistenza
In alternativa, se preferite le auto alla storia, a Castellane è presente anche il meuso della Citroen che però non abbiamo fatto in tempo a visitare.
Citromuesum
Così non avrete modo di annoiarvi se dopo le gole siete ancora in vena di esplorazioni.
Se la prima sera abbiamo deciso di mangiare in un ristorantino in centro a Castellane, la seconda, complice il freddo e il cielo plumbeo, ce ne siamo stati nel nostro bungalow vicino alla stufetta, abbiamo fatto la spesa al supermercato non lontano dal nostro campeggio.

Qui sotto vedrete qualche foto che vi farà sicuramente venir voglia di fare un viaggetto da quelle parti, il prossimo articolo verterà sul viaggio di ritorno, con la visita ad altri piccoli borghi dalle inaspettate bellezze.

Castellane

Nostre Dame du Roc

Incontri inaspettati

Castellane dall'alto

Gole

Gole del Verdon dal Punto Sublime



sabato 22 aprile 2017

Museo Fisogni, un gioiellino nel cuore di Tradate


Volete sapere chi vendeva la benzina in Italia agli albori? Che regali venivano fatti al cliente fedele che si riforniva sempre nello stesso posto prima dell'avvento della raccolta punti? Se il cavallo nell'insegna della Mobiloil è maschio o femmina o ancora come si chiamavano i vari tipi di benzina durante il fascismo? Volete scoprire queste cose e tante, tante altre ancora?
A Tradate (Varese) esiste un museo in cui gran parte delle vostre curiosità sui distributori di benzina possono trovare risposta e vale una visita anche di chi pensa che l'argomento sia poco interessante.
Noi ci siamo capitati quasi per caso in coincidenza con le giornate del FAI di primavera e ci ha stupito di scoprire un posto così interessante tanto vicino a casa...
Tre buoni motivi per non perdere l'occasione di visitare questo museo:

1. E' il museo di questo genere più completo al MONDO infatti è stato inserito nel Guinnes dei primati.

2. Include più di 5000 pezzi e non sono solo distributori ma ogni cosa che concerne l'area di servizio. Girare tra le sue stanze gremite di oggetti strani e curiosità è davvero singolare, troverete un posto bello e interessante, in cui perdervi e stupirvi.

3. Il museo è situato in una location d'eccezione: una splendida villa antica.

Noi abbiamo avuto la fortuna di essere guidati nella visita del museo da colui che l'ha fatto nascere, il signor Fisogni che ci ha regalato dettagli e curiosità sui pezzi esposti.
Non serve però aspettare la prossima apertura del FAI per visitare questo interessante museo, esso è infatti aperto la Domenica mattina sempre e altri giorni su prenotazione, in ogni caso per i dettagli tecnici vi rimando al loro sito che è peraltro molto ben fatto.






sabato 15 aprile 2017

10 cose che ho amato di Amsterdam... e un paio che proprio non mi sono andate giù ;)

Settimana scorsa sono stata 5 giorni ad Amsterdam con mia zia e mia mamma che da tanto voleva vedere la fioritura dei tulipani.
Mi è bastato un giro veloce  per pensare che sarebbe la città in cui amerei vivere, non la più bella che ho visto ma quella ideale dove svegliarsi ogni mattina.
“Certo perché l'hai visitata in primavera....” penserete voi, ma il clima non mi infastidisce troppo, sono altre le cose che mi fanno pensare che qui sarebbe bello restare, ma non sono quelle dell'elenco, almeno non tutte.
Di Amsterdam ho amato:

1- Il museo Van Gogh... sarò banale ma è uno dei miei autori preferiti e un tale numero di opere tutte assieme è praticamente impossibile da trovare, tra l'altro dato che sono fortunata c'era in contemporanea una bellissima mostra sulle stampe parigine art neuveau e ho avuto anche modo di trovarmi a tu per tu con “Turnèe du chat noir” che amo particolarmente.
Un consiglio, a meno che non abbiate diritto a particolari riduzioni non fate ore di coda davanti alla biglietteria del museo, è possibile acquistare il biglietto standard presso diverse agenzie in giro per la città ed on line, in questo modo entrerete velocemente. Se potete come orari privilegiate il mattino o il pomeriggio sul tardi, ci sarà meno gente e potrete godervi maggiormente la visita.
2- La mostra di Banksy al Moco. Non è carino mettere nell'elenco qualcosa che finirà tra poco ma che dire, quando ho capito che avrei potuto visitarla perché non c'era nemmeno un minuto di coda sono stata la persona più felice al mondo!
La mostra consta di alcuni pezzi di street art e tele “dipinte” dallo stresso Banksy, per me che seguo questo artista da molto tempo, è stato qualcosa di eccezionale.
Anche qui sono stata molto fortunata, in abbinata c'era l'esposizione di stampe e sculture di Dalì altro autore che amo particolarmente.
In ogni caso mi sento di consigliarvi di fare un salto al Moco, sempre in zona musei, perché nonostante sia piccolo è davvero ben curato e spesso fa mostre degne di nota.


3- Il panino con l'aringa le cipolle e i cetriolini. Credo la cosa più buona che potrete mangiare da queste parti, ammesso che vi piaccia il pesce, oltre che ottimo è anche a buon mercato, io sarei potuta diventare un pellicano.  Un'altra cosa che ho amato sono  le patatine fritte che trovate in ogni dove con qualsiasi tipo di salsa. Per il resto la cucina olandese non mi ha dato grandi soddisfazioni, però ho apprezzato l'abbondanza di ristoranti da tutto il mondo e in particolare ho amato mangiare surinamese, ve lo consiglio. Se visitate i musei sappiate che siete vicino ad uno dei più grandi mercati del centro dove potrete assaggiare diversi tipi di street food.
4- I canali, ho vissuto a Venezia e a Lione amo le città in cui ci siano fiumi, canali, laghi, mari, mi piace essere circondata dall'acqua. trovo che dia pace.


5- Le biciclette, un centro città in cui le macchine siano ridotte in minoranza non può che piacermi... attenzione ho detto che ho amato le biciclette, non i ciclisti!


6- Il clima di libertà, non mi riferisco solo al quartiere a luci rosse o ai coffe shop che già sono indice della mentalità aperta all'insegna del “vivi e lascia vivere” che caratterizza questa città, mi riferisco alle differenze evidenti in una folla. Se scendete a Milano centro all'ora di punta vederete orde di persone vestite in modo simile con il medesimo tipo di cellulare in mano, questo ad Amsterdam non succede. Le persone sono diverse come look e comportamenti, spesso eccentrici, ma sempre nel rispetto della comunità e questo è un aspetto che si nota subito e che io ho amato profondamente.
7- I mercati, ne ho già parlato sopra, ma ce ne sono diversi, colmi di street food vestiti e gioelli vintage o etnici, accessori eccentrici, è bello perdercisi.
8- I tulipani... dai non potevo non citarli! Il Keukenhof, enorme parco aperto solo per due mesi l'anno, è riuscito a conquistare anche me e il mercato dei fiori, nel centro città, mi è piaciuto anche di più. In merito al primo vi posso dire che ci vuole una giornata intera a visitarlo, sono presenti pacchetti che comprendono oltre all'ingresso il viaggio in treno fino all'aeroporto ( 20 min circa) e il viaggio in pullman da qui al parco ( pullman 858 ma non vi sarà difficile trovarlo, ci sono degli addetti con il gilè del parco e un enorme fiore gonfiabile che indica la fermata del mezzo... don't worry!) . Una volta arrivati vi troverete tra campi di papaveri, padiglioni pieni di azalee, aiuole di crochi o narcisi e chi più ne ha più ne metta...
Il mercato invece vi darà modo di fare scorta di fiori, le bancarelle sono chiatte sul canale e vendono ogni genere di bulbo o seme, anche quello della cannabis a buon prezzo se questo andate cercando :)


9- Le house boat... ma quelle mi piacevano già da prima: almeno da quando a 18 anni ho conosciuto un signore che faceva il pittore e ci viveva, ma questa è un'altra storia... Comunque nel vedere quelle bellissime case sull'acqua con tanto di fiori e micio placido steso al sole non ho potuto che farmi un bel giro con la fantasia e immaginarmi a scrivere in un posto del genere, che meraviglia!


10- I colori... che non sono molti. Non vi aspettate quelle casette coloratissime sul canale, quella è Copenaghen, qui le casette sono graziose ma non hanno toni accesi. E' proprio questa scala di cromie grigio, marrone e blu scuro che esalta qualsiasi tipo di colore, dai vestiti sgargianti delle signore in passeggiata ai capelli fluo delle ragazzine, spicca la tonalità accattivante delle insegne, degli adesivi attaccati in giro e dei Murales. Mi piace questo contrasto di cromie e il riflesso dei colori nei canali...



Invece non mi sono piaciuti:

- I mozziconi ovunque, anche se si sforzano di pulire non ce la faranno mai, anche perché i cestini sono pochi e presto pieni e tra l'altro non hanno la possibilità di spegnerci la sigaretta sopra.
- Il pessimo carattere dei ciclisti che vanno velocissimi e non esitano a falciarti anche sulle strisce pedonali, Amsterdam è l'unica città dove chi è seduto su una bici ha sempre ragione. E' anche vero che noi siamo poco abituati ad un tal numero di piste ciclabili e tendiamo a passeggiarci sopra e questo li manda i bestia....
- I prezzi altissimi, dormire ad Amsterdam è più che caro ma può anche starci alla fine siamo andate in corrispondenza con la fioritura momento in cui le masse di turisti si riversano sulla città... ma che per una bottiglia da mezzo litro di acqua ci vogliano circa 3 euro è abbastanza allucinante ( la birra costa praticamente uguale e l'acqua del rubinetto è buonissima.. sappiatelo ;) ) il prezzo è uguale anche per il caffè e non si può dire che ne valga la pena.... Mentre il prezzo alto dei musei è assolutamente giustificato dalla qualità.


sabato 25 marzo 2017

Il sentiero delle espressioni (COMO)

Partenza: Schignano
Arrivo: Colma di Binate
Durata: 2h
Facile ma in alcuni tratti è un po' in pendenza :)

Il sentiero si trova in Valle d' Intelvi, noi siamo arrivati in moto lungo una strada tutta curve, abbandonato il mezzo nella frazione di POSA ( dal centro di Schignano trovate chiare indicazioni) abbiamo seguito il tragitto del "sentiero delle espressioni", ben segnalato, non c'è alcun pericolo di perdersi.
Dall'Alpe di Nava si arriva all'Alpe Comana, dove se avete bisogno di una birretta e di qualcosa da mangiare come noi, troverete un grazioso agriturismo e un piccolo laghetto.
Da qui potete inerpicarvi lungo la salita che vi porterà sulla cime del Monte Comana da dove avrete una vista mozzafiato sul lago sottostante ( ne vale la pena, fidatevi, io sono incredibilmente pigra).
Il "sentiero delle espressioni" si distingue dai tanti tragitti montani presenti nella regione per via delle bellissime sculture in legno, troverete pannocchie spilucchiate da colombe, un guardiano dagli occhi cavi che controlla i monti dall'alto, personaggi dall'aria arcigna, una donna con un bimbo stretto al seno e tante altre sculture che vi sbirceranno dal bosco.
E' un tragitto facile ed accessibile a tutti, anche ai più piccoli, alcuni tratti di salita vi faranno venire il fiatone, sopratutto se siete poco allenati e bardati da moto come noi, ma in fin dei conti ne vale davvero la pena :)










sabato 18 marzo 2017

PARCO DI PINOCCHIO_ lumaca days

Una vecchia moto di venticinque anni, due ragazzi con pochi soldi e non troppo tempo e un viaggio tra due delle regioni più belle d'Italia.

IL PARCO DI PINOCCHIO:


Per informazioni: PARCO DI PINOCCHIO

Siamo forse un po' cresciuti, ma il nostro viaggio Low Cost lungo Umbria e Toscana inizia proprio da qui.
Il parco di trova a Collodi paese in cui nacque e trascorse la fanciullezza l'autore delle "Avventure di Pinocchio". Non abbiamo avuto molto tempo per visitare il piccolo borgo, ci siamo fermati qui nel pomeriggio mentre ci muovevamo in direzione Lucca,dove avevamo in programma di pernottare.
La visita si è rivelata graziosa, probabilmente da bambini l'avremmo apprezzata di più, ma ciò non ci ha impedito di farci foto tra le fauci della balena (bellissima!!!)  fianco a fianco con il gatto e la volpe e insieme a tutti gli altri personaggi che il famoso burattino ha incontrato nelle sue vicissitudini e di cui le sculture fanno bella mostra di se lungo i sentierini del parco.
Ci siamo anche incantati davanti al teatro meccanico che ha l'aria di essere molto antico...
La visita non è veloce, ci sono parecchi punti da esplorare, ma è rilassante, il prezzo si aggira attorno ai 10 euro ( qualcosa in più in alta stagione).
Per noi è stato un pomeriggio simpatico, ci siamo tolti una curiosità che avevamo da tanto, per un bambino potrebbe rivelarsi una visita meravigliosa.

martedì 14 marzo 2017

Interrail fase 1: Pianificazione


- Senti France, ma insomma quest'interrail quando si fa?

Quando è stata la prima volta che ne abbiamo parlato? 2012, 2013 a voler tirare a indovinare? E da allora, almeno una o due volte all'anno ritorna, puntualmente, questa domanda spinosa.

- Insomma quando si fa?

Cosa c'è di diverso quest'anno? Sarà l'ennesima ipotesi destinata a sfumare, soffocata dal resto. Perché come ritorna la domanda, ritorna sempre anche il resto: esami, tesi, ritorni a casa, periodi liberi che non coincidono, spese, e ogni volta si rimanda. Ogni volta.

Ma non questa.

- Senti, se non si fa quest'anno non si fa più. Adesso basta, via, decidiamo una data!

Gennaio. La prima mail di programmazione risale a Gennaio. Ma questa conversazione dev'essere avvenuta fra Novembre e Dicembre almeno. Il tempo di realizzare, frugare la mente alla ricerca di scuse, chiedersi perché ogni volta si cercano scuse, lasciar perdere le scuse e buttarsi. Così a Gennaio arriva la mail.

- Queste date dovrebbero andar bene, ho guardato gli itinerari che abbiamo discusso e ho confrontato con gli orari dei treni, ecco piano A e piano B, vedi un po' quale ti piace di più.

Un viaggio, che sia da soli, in gruppo, in coppia con partner o amici, diventa ben presto una definizione graduale di parametri, piccole regole esplicite o meno che permettono di definire destinazione, alloggi, mezzi, visite, insomma tutte le tessere che combinandosi formano poi il mosaico del nostro viaggio. Un piccolo esempio:
Io e la mia superorganizzata compagna di avventura partiamo dalla Germania, Francoforte sul Meno io e Monaco di Baviera lei. Inizialmente il nostro piano prevedeva un giro della Grecia, isole comprese, con arrivo in aereo ad Atene. Ma abbiamo optato per la coerenza al mezzo di trasporto: il nostro tempo concentrato non ci permette di discendere il continente in treno, così la Grecia è stata esclusa.

In questo modo, del tutto spontaneo, è arrivata la prima regola: siamo in interrail, perciò se si viaggia, si viaggia in treno, o al massimo con i mezzi pubblici locali.
Dunque, piano A e piano B.

Il piano A puntava a nord: su per la Germania fino ad Amburgo, da lì a Copenhagen, da Copenhagen a Stoccolma, da Stoccolma a Oslo per poi tornare indietro per la stessa via.

Il piano B guardava invece verso est: da Monaco a Bratislava, da Bratislava a Cracovia, da Cracovia a Varsavia, da Varsavia a Praga e da lì di nuovo a Monaco.

Eravamo dunque a un bivio: i prezzi degli alberghi scandinavi e la pressoché completa assenza di treni notturni ha risolto l'incertezza per noi, stabilendo nel contempo le due regole successive: quando possibile, prendere un treno notturno per ottimizzare ore di viaggio, e nelle notti in cui non si viaggia prendere alloggi decenti senza però dover vendere un rene per pagarli. Copenhagen, I'm sorry: sarà per un'altra volta.

A questo punto, l'interrail stava prendendo forma, era vero e reale, tangibile. Tanto tangibile che in una mail del 30 Gennaio invio alla mia amica il link dello zaino appena comprato, nuovo fiammante per l'occasione.

Passiamo dunque, o meglio passo, perché mi assumo io questo compito, alla prenotazione degli alloggi. Parametri:

- Economici, ma buoni, e in zone apprezzate dagli ospiti secondo le recensioni;
- Vicini alla stazione, tranne se quest'ultima è molto lontana dal centro. In quel caso cercare un compromesso;
- Stanza privata solo per noi due, preferibilmente con bagno privato. Dopotutto dormiamo in treno per la metà delle notti, quindi per il resto del tempo un po' di privacy non fa male;
- Controllare le opinioni degli ospiti sulla pulizia (parametro mio personale piuttosto scontato).

Il risultato delle ricerche appare piuttosto rassicurante, nelle città che ci interessano sono molto numerosi gli ostelli o comunque gli alloggi abbastanza informali e allo stesso tempo curati con prezzi più che ragionevoli. Io con il mio solito approccio metodico costruisco liste su booking.com composte da massimo cinque alternative e invio i link alla mia amica. Facciamo poi insieme la scelta finale. Cracovia e Varsavia mi pongono incertezze, la prima perché l'alloggio che vorremmo scegliere presenta condizioni particolari di cancellazione e la seconda perché la nostra scelta non mostra immagini dei bagni e alcuni commenti degli ospiti suggeriscono che non siano riscaldati, il che essendo Marzo con una temperatura compresa fra 2 e 6 gradi appare problematico.

La mia amica è emozionata perché da tanto vuole visitare la Polonia, io lo sono perché tutti i posti sono nuovi e perché stiamo organizzando tutto a ritmo serrato e quasi un po' all'ultimo. E perché non ho mai preso un treno notturno.

Due settimane fa ho comprato il pass e abbiamo prenotato i treni. Partiamo fra tre giorni. L'itinerario completo, eccolo:

Monaco – Bratislava – 2 giorni

Bratislava – Cracovia – 1 giorno e mezzo

Cracovia – Varsavia – 2 giorni

Varsavia – Praga – 1 giorno

Praga – Monaco

Lo guardo adesso, il nostro bozzetto, e mi sembra già grande rispetto a tre mesi fa, quando era solo una tela bianca. A intuito, la cosa più difficile dovrebbe essere comporre il quadro, mentre nel nostro caso è stato esattamente il contrario. Ci abbiamo messo almeno tre anni a procurarci la tela, e ora il quadro sta venendo da sé. Chissà con quali colori e forme lo riempiremo.

Mi mancano ancora i tappi per le orecchie e un cuscino per il mio disastrato collo e tutto sarà pronto.

Tutto? No. Il bozzetto è pronto. Gli studi sono pronti. Il resto è tutto da vedere. E da scrivere.

Quando diventa ufficiale.


sabato 11 marzo 2017

Le fornaci di Caldè, il lago come non lo avete mai visto.

Sulla sponda del Lago Maggiore nei pressi del pesino di Caldè (VA), c'è un tratto di lago ancora selvaggio, dove la vegetazione e il tempo la fanno da padroni e l'acqua è bellissima d'estate e d'inverno.
Il tratto delle fornaci, un tempo destinate alla cottura della calce e ora abbandonate, mostra scorci meravigliosi.
Le fabbriche originarie del 1700 svettano proprio lungo il lago mangiate in parte dalla natura che sta prendendo il sopravvento, d'estate se non si arriva troppo tardi, sulla riva si trovano bellissimi punti in cui fermarsi a prendere il sole e fare il bagno.
Se siete fotografi amanti di murales ed edifici abbandonati le apprezzerete molto anche d'inverno, con quel fascino un po' decadente e la splendida vista come sfondo.
Noi abbiamo approfittato di una giornata freddissima ma quasi soleggiata per fare una passeggiata e qualche foto, con la speranza di riuscire a tornarci quest'estate per un tuffo!










mercoledì 8 marzo 2017

Alla Scoperta delle Zone di Tallinn: da Vanalinn a Kalamaja



Tallinn è stata la mia casa per poco più di tre mesi, un lasso di tempo a metà fra una visita lunga e una permanenza breve. La quantità di tempo giusta per tornare a casa con una valigia enorme piena di ricordi e una lista di posti da vedere la prossima volta.

Mentre ci abitavo non mi sono mai preoccupata di controllare, ma ora scopro di aver abitato al confine della zona di Sadam, alla lettera, la zona del porto. A dieci minuti da casa mia, partivano le navi per Helsinki, che si vedevano anche dalla finestra di una delle camere da letto. Non la mia, purtroppo.


Scoprendo Vanalinn, la Città Vecchia


Tallinn è una città dove è facile orientarsi, se si ha un filo di tempo per vagare, ma che in fondo ti invita a sederti e contemplare. Specialmente dopo che consumi i piedi sul lastricato inerpicandoti fino in cima alla collina di Toompea. In alto sulla collina, oltre al Parlamento Estone e alla gigantesca cattedrale Aleksandr Nevskij, si trova un piccolo belvedere, nascosto, ma comunque famoso. La notte di Jaanipäev ero lì in cima con tre amiche e il mio coinquilino ad ammirare la città immersa in quella luce morbida e carezzevole cui stavo iniziando appena ad abituarmi. La luce delle notti bianche. Su quel belvedere sono stata più volte con amiche la sera a parlare. Di Tallinn, delle nostre vite a casa, del futuro. A Luglio ha cominciato a popolarsi di persone, ad Agosto era pieno di turisti in crociera sul Baltico. A Giugno, però, lo spettacolo di Tallinn immersa nella luce morbida era nostro. 



Non bastano mai.

La discesa migliore passa per il giardino del re di Danimarca. Una volta superata la sorpresa per la presenza di alcune gigantesche statue di monaci incappucciati decisamente inquietanti e assaporato il profumo di mandorle tostate con cannella dell'onnipresente carretto, si passa per un piccolo arco sulla sinistra e si scende giù per una scalinata obliqua chiamata via Gambacorta. Detto en passant, la scalinata obliqua permette di fare tappa a una certa gelateria italiana che secondo fonti attendibili sarebbe la migliore di Tallinn. Un piccolo dettaglio fondamentale per gli espatriati nostalgici e i turisti golosi! Via Gambacorta è uno dei tanti angoli di Tallinn che d'estate diventano palcoscenico per i musicisti di strada. Ricorderò sempre una notte, passeggiando per il centro storico, il suonatore di chitarra che accompagnava un allegro e lanciatissimo gruppo di anziani pugliesi nelle loro canzoni tradizionali. Un incontro bello e surreale sullo sfondo bello e surreale della via Gambacorta.



Le prove! 

Il centro storico, soprattutto la Domenica con il mercatino, catapulta il viaggiatore in uno scenario medioevale e quasi fiabesco, come ho già descritto in un articolo precedente, ma è sempre in bilico fra la suggestione pura e lo sfruttamento commerciale a fini turistici, dunque continuiamo la passeggiata immaginaria cambiando completamente scenario. Dico completamente, perché non c'è una zona di Tallinn che somigli alle altre, eppure tutto si compone da sé in un puzzle in qualche modo coerente con se stesso. 




Il centro storico e, in lontananza, i grattacieli

Esistono diverse uscite dal centro storico di Tallinn: mettiamo che io prenda quella che porta verso il mare, l'arco della Fat Margaret, la torre grassa di Tallinn. Superato l'arco posso dirigermi verso destra, verso il porto, i traghetti e più avanti la spiaggia di Pirita, oppure piegare a sinistra. Mettiamo che sia una bella giornata, ma un po' ventosa e io non abbia nessuna voglia di prendere folate di sabbia in faccia, la mia scelta diventa ovvia. Vado dritta e una volta raggiunto il mare do le spalle a quella strana rovina dei giochi olimpici che è il terminal dei traghetti di Linnahall e vado a sinistra. 

A questo punto la immagino davvero, la giornata. Una di quelle giornate in cui bisogna mettere la protezione solare, perché il sole qui è sempre più forte di quanto sembri, con il vento che soffia dal mare e porta odore di salsedine con una punta di carburante per navi. Una giornata in cui il cielo è immenso e le nuvole fanno a gara. Una giornata che invita a lunghe camminate per permettere alla pelle di immergersi nella luce e agli occhi di annegare nel blu. Ho foto e video interi che ritraggono solo il cielo e la danza delle nuvole. Ma basta divagare, torniamo alla nostra passeggiata. Stiamo andando a Kalamaja, letteralmente la casa del pesce.

Il cielo di Estonia, unico


Kalamaja, il Villaggio Pastello di Tallinn


Una delle possibili vie per Kalamaja traccia la costa, non si deve far altro che seguire l'andamento sinuoso del marciapiede. A destra, il mare. Si superano angoli di spiaggia e rocce, e si arriva a Patarei, la prigione abbandonata sul mare, uno dei luoghi storici più insoliti e bizzarri di Tallinn, che emana un'aura di decadenza e allo stesso tempo contiene un piano decorato da street art di incredibile bellezza. Ma rimandiamo Patarei a un altro giorno, così come il meraviglioso museo marino di Seaplane Harbour che ci fa l'occhiolino più avanti sul lungomare e contrasta i mattoni sbeccati e corrosi di Patarei con le sue forme moderne e sinuose.


Patarei, con uno sfondo rassicurante

Lasciamo il mare alle nostre spalle e inoltriamoci nelle vie. In una via in particolare: Vana Kalamaja. Ci inoltriamo finché, arrivati all'incrocio con Soo, siamo proprio in mezzo alle case. Case di legno uni o bifamiliari di tutti i colori, marroni, verdi, gialle. Passeggiamo in mezzo a quello che sembra un villaggio, molte delle case hanno anche un giardino accanto o dietro, e in alcuni giardini vediamo scivoli o altri giochi per bambini. La città sembra lontana, eppure ci siamo in mezzo.

Kalamaja è il vecchio distretto dei pescatori di Tallinn, con un'estetica pastello che lo renderebbe il set ideale per un film di Wes Anderson. Camminare fra le sue vie in una giornata di sole fa venire voglia di trasferirsi lì, in una di quelle case a forma di villetta dal tetto a punta e vivere l'illusione di un paesino dentro la città. Ma è meglio non ingannarsi, Kalamaja è in pieno rinnovamento e nei tour viene spesso definita "la zona hipster di Tallinn". Alcuni tra i più famosi caffè della città si trovano proprio in quest'area e in genere presentano un design da interno domestico o di ispirazione industriale. Nel complesso, questo quartiere suggestivo e vicino al mare fa da contrappunto al centro storico mostrando le tante sfaccettature della storia e lo spirito di ripresa di questa città. Anche la resilienza, in un certo senso. Soprattutto quando piove.


Non tutte le case sono ristrutturate ancora, ma il fascino c'è sempre.

Oggi siamo fortunati, perché stiamo girando per Kalamaja con un bellissimo sole estivo, ma quando piove il bucolico agglomerato di case si trasforma in modo assolutamente imprevisto in una palude della Florida. Un po' dappertutto a Tallinn, mi duole dire, il deflusso delle acque piovane dalle strade lascia molto a desiderare. Quando piove, camminare su un marciapiede significa trasformarsi nell'Uomo Ragno e passare rasente i muri per evitare un'onda anomala causata da una macchina in corsa. Ma Kalamaja va oltre. Ricordo una domenica mattina in cui avevo in programma un brunch con la mia coinquilina (a proposito, se siete appassionati di brunch, Kalamaja è una tappa imprescindibile). La giornata era partita abbastanza bene, qualche nuvoletta, ma niente di serio. Mentre eravamo nel locale fuori si è scatenato il diluvio. Per qualche ragione, credo avessimo gli ombrelli dietro, quindi ci avviamo comunque dopo che la pioggia si è calmata un po'. Arrivate a un'intersezione, ci scontriamo con un problema inaspettato: la strada si era trasformata nella laguna di Venezia. Nel ripensarci, provo un impeto di solidarietà nei confronti di tutti i turisti a cui un po' ghignavo dietro nei giorni di acqua alta, mentre io andavo in giro con i miei stivali di gomma. Sarà il karma. In ogni caso, siamo sopravvissute alle strade allagate, e naturalmente un'oretta dopo c'era di nuovo il sole. Ah, il clima dell'Estonia. 


Telliskivi Creative City tra Svago e Cultura Urbana


Oggi facciamo finta che il clima sia stabile e andiamo oltre. Potremmo fare una tappa al parco di Kalamaja, che è anche il più antico cimitero della città. O meglio, era, visto che è stato appiattito nel 1964 dalle forze di occupazione sovietiche. Al momento si tratta solo di un parco grazioso e rilassante, e la nostra tappa sarà breve, perché ci aspetta qualcosa di speciale. Si tratta di Telliskivi.

Ho già parlato della Creative City in uno dei precedenti capitoli sull'Estonia, ma anche se si trova ai margini di Kalamaja, gravitare intorno a Telliskivi è una scelta assolutamente spontanea dopo qualche ora passata a vagare dal centro storico a Kalamaja. Se si desidera una pausa di ristorazione o si è fatta ora di pranzo (o di cena) qui si ha solo l'imbarazzo della scelta.


L'unica foto di Telliskivi che ho, per fortuna è bella!

Il mio incontro con Telliskivi è avvenuto il giorno dopo il mio arrivo a Tallinn. Io e il mio ragazzo ci siamo diretti lì attirati dalla promessa di un festival internazionale del cibo e ci siamo ritrovati a vagare in mezzo a un labirinto di bancarelle e furgoncini colorati, che offrivano tutto dagli hamburger di tutti i tipi fino agli insetti caramellati, passando per ogni gradazione intermedia possibile. Lì ho mangiato uno degli hamburger più buoni della mia vita e incontrato per la prima volta una ragazza che mi aveva dato informazioni sul posto mentre ero ancora a casa e che sarebbe diventata una delle amiche più care del mio tempo lì. Ci siamo incontrate all'ingresso del festival, in mezzo alla folla con la pioggia che iniziava a cadere. Eh, il clima dell'Estonia. Da lì siamo fuggiti verso il centro storico passando da un'entrata diversa, quella che ti costringe a salire gli scalini della collina. La nostra instancabile guida ci ha poi diretto fra le viuzze lastricate fino a salire per la via Gambacorta e arrivare al giardino del re di Danimarca, e da lì al belvedere.


I monaci minacciosi

Siamo dunque tornati al punto di partenza di questo, che per voi è stato un tour della fantasia e per me una passeggiata sul viale dei ricordi. Vi ringrazio per avermi seguito in questo giro e, purtroppo per voi, a differenza delle guide estoni ad Agosto io non posso offrirvi un cestino di mele del mio giardino come saluto. Però se fate un giro a Kalamaja ad Agosto, le troverete senz'altro fuori dai cancelli delle case, con un cartello che non saprete leggere e che dice variazioni sul tema di "in regalo per chi le vuole". Se non le trovate, vuol dire che sono passata già io.


"Se non va bene, prendi una mela!"

Alla prossima puntata!