sabato 20 maggio 2017

Un freddo compleanno 1 parte_ Castellane e le gole del Verdon in moto

Non amo festeggiare il mio compleanno così questa volta complice il mio fedele compagno di viaggi, e non solo, ho deciso di fare qualcosa di molto diverso.
"Massì compio gli anni a fine aprile farà caldo... "
Così ho ingenuamente pensato.
La meta è presto decisa le gole del Verdon e dove fare il campo base se non a Castellane?!
Ovviamente il mezzo di trasporto è la moto, la fedele Dakar che si deve abituare all'idea di girarsi tutta l'Albania e la nostra base un campeggio, la mia idea iniziale  era la tenda ma date le condizioni meteo abbiamo dovuto ripiegare su un bungalow.
Certo perchè la mattina all'alba del giorno prima della nostra partenza a Varese ha nevicato! E dato che Castellane è a 1.600 metri, quindi non proprio pianura, abbiamo deciso di non sfidare la sorte.
Il tragitto dalla Lombardia alla Provenza è veloce e agevole, solo un po' noioso e data la vicinanza al ponte del 1 maggio anche un filo trafficato.
La nostra idea iniziale era evitare la Liguria e passare dal Frejus e farci le montagne, ma dato che la sera prima aveva nevicato e la nostra moto non è adatta a queste condizioni meteo abbiamo optato per la Liguria, è stato comunque bello viaggiare con il mare accanto.
Per arrivare a Castellane abbiamo seguito la Route Napoleon che, specie se siete motociclisti, apprezzerete molto per tutte le sue curve e controcurve e per la vista sui monti incredibilmente affascinante.

CASTELLANE, il GIRO DELLE GOLE e MOUSTIERS SAINTE MARIE
Castellane è la porta delle gole, ovvero uno dei punti da cui è più comodo iniziare il giro.
E' molto biker friendly e piena di sistemazioni per tutte le tasche, hotel, locande e campeggi che comunque in molti casi sono così vicini al centro da permettere di raggiungerlo agevolmente a piedi.
Non mancano nemmeno i posti dove mangiare tra panetterie e ristoranti, un po' fuori c'è anche un grosso supermercato.
Il suo centro medioevale è bellissimo da girare e se avete tempo e voglia la Chapelle Nostre Dame du Roc abbarbicata sulla cima di uno sperone vi permetterà di sgranchirvi un po' le gambe con una passeggiata ripida ma non troppo lunga e di avere una vista mozzafiato sul paese sottostante.
Da Castellane parte il giro delle gole, basta a seguire le indicazioni, non è complicato ma state all'occhio è meglio girare in modo da tenere il fiume sulla sinistra (riva destra), il giro nell'altro senso è meno frequentato ed è più semplice perdersi.
Prima di mettervi in moto fate il pieno, vi eviterete la scocciatura di andare alla ricerca di distributori difficili da reperire.
Il percorso offre molte piazzole e punti panoramici da cui ammirare la bellezza del fiume che scorre giù in basso nella gola, tra tutti uno è davvero mozzafiato, lo troverete poco dopo la vostra partenza e si chiama Point Sublime, già il nome dice tutto.
Abbandonate la moto per un attimo nel parcheggio e seguite le indicazioni che vi porteranno a un punto a picco sulle gole che offre una vista impagabile, grossi rapaci volteggeranno sopra la vostra testa e il panorama sarà davvero magnifico.
Un altro posto che merita una sosta è il lago di Santa Croce, avete già percorso circa 50 km e vi troverete all'altezza delle sue sponde, qui (se fa caldo non come nel nostro caso) potrete anche noleggiare un pedalò e addentrarvi via acqua nel canyon per ammirarlo dal basso.
Moustiers Sainte Marie offrirà un ottimo punto di sosta, è un paese grazioso, bello da girare con un centro vivo e alquanto turistico, potrà rappresentare anche una valida alternativa ai panini portati da casa dato che offre molti ristoranti, creperie bar e le immancabili panetterie.
Curiosa è la stella appesa tra le due pareti di roccia che la leggenda vuole essere stata posta in quel luogo dal cavalier Blacas per ringraziare la vergine di averlo fatto rientrare sano e salvo dalle crociate.
Questo delizioso borgo può essere una valida alternativa a Castellane come punto base per il giro delle gole, ha però prezzi di pernottamento nettamente più alti.
Concluso il giro delle Gole miracolosamente senza prendere nemmeno un po' di pioggia avevamo due alternative davanti a noi.
A me sarebbe molto piaciuto approfittare delle infinite possibilità che Castellane offre nel campo degli sport, rafting canyoning o arrampicata ma il tempo non era dalla nostra, nè quello metereologico nè l'altro, dato che era già quasi sera.
Abbiamo allora deciso di visitare il Museo delle Resistenza, da sempre abbiamo l'abitudine di infilarci in posti meno in vista, come le piccole mostre di paese, talvolta scoviamo dei piccoli gioielli in altri casi buttiamo un po' del nostro tempo libero.
Il Museo della Resistenza di Castellane è vecchio ma incredibilmente completo, automezzi,armi, curiosità, divise, fanno bella mostra in vetrinette ordinate con spiegazioni chiare scritte a macchina.
Il costo è esiguo, 4 euro, è vicino al centro e se siete appassionati del genere spenderete piacevolmente il vostro tempo.
A noi in definitiva non è dispiaciuto affatto e ci sentiamo, perchè no, di consigliarlo a tutti, tanto più che gli orari di apertura sono davvero generosi.
museo della resistenza
In alternativa, se preferite le auto alla storia, a Castellane è presente anche il meuso della Citroen che però non abbiamo fatto in tempo a visitare.
Citromuesum
Così non avrete modo di annoiarvi se dopo le gole siete ancora in vena di esplorazioni.
Se la prima sera abbiamo deciso di mangiare in un ristorantino in centro a Castellane, la seconda, complice il freddo e il cielo plumbeo, ce ne siamo stati nel nostro bungalow vicino alla stufetta, abbiamo fatto la spesa al supermercato non lontano dal nostro campeggio.

Qui sotto vedrete qualche foto che vi farà sicuramente venir voglia di fare un viaggetto da quelle parti, il prossimo articolo verterà sul viaggio di ritorno, con la visita ad altri piccoli borghi dalle inaspettate bellezze.

Castellane

Nostre Dame du Roc

Incontri inaspettati

Castellane dall'alto

Gole

Gole del Verdon dal Punto Sublime



sabato 22 aprile 2017

Museo Fisogni, un gioiellino nel cuore di Tradate


Volete sapere chi vendeva la benzina in Italia agli albori? Che regali venivano fatti al cliente fedele che si riforniva sempre nello stesso posto prima dell'avvento della raccolta punti? Se il cavallo nell'insegna della Mobiloil è maschio o femmina o ancora come si chiamavano i vari tipi di benzina durante il fascismo? Volete scoprire queste cose e tante, tante altre ancora?
A Tradate (Varese) esiste un museo in cui gran parte delle vostre curiosità sui distributori di benzina possono trovare risposta e vale una visita anche di chi pensa che l'argomento sia poco interessante.
Noi ci siamo capitati quasi per caso in coincidenza con le giornate del FAI di primavera e ci ha stupito di scoprire un posto così interessante tanto vicino a casa...
Tre buoni motivi per non perdere l'occasione di visitare questo museo:

1. E' il museo di questo genere più completo al MONDO infatti è stato inserito nel Guinnes dei primati.

2. Include più di 5000 pezzi e non sono solo distributori ma ogni cosa che concerne l'area di servizio. Girare tra le sue stanze gremite di oggetti strani e curiosità è davvero singolare, troverete un posto bello e interessante, in cui perdervi e stupirvi.

3. Il museo è situato in una location d'eccezione: una splendida villa antica.

Noi abbiamo avuto la fortuna di essere guidati nella visita del museo da colui che l'ha fatto nascere, il signor Fisogni che ci ha regalato dettagli e curiosità sui pezzi esposti.
Non serve però aspettare la prossima apertura del FAI per visitare questo interessante museo, esso è infatti aperto la Domenica mattina sempre e altri giorni su prenotazione, in ogni caso per i dettagli tecnici vi rimando al loro sito che è peraltro molto ben fatto.






sabato 15 aprile 2017

10 cose che ho amato di Amsterdam... e un paio che proprio non mi sono andate giù ;)

Settimana scorsa sono stata 5 giorni ad Amsterdam con mia zia e mia mamma che da tanto voleva vedere la fioritura dei tulipani.
Mi è bastato un giro veloce  per pensare che sarebbe la città in cui amerei vivere, non la più bella che ho visto ma quella ideale dove svegliarsi ogni mattina.
“Certo perché l'hai visitata in primavera....” penserete voi, ma il clima non mi infastidisce troppo, sono altre le cose che mi fanno pensare che qui sarebbe bello restare, ma non sono quelle dell'elenco, almeno non tutte.
Di Amsterdam ho amato:

1- Il museo Van Gogh... sarò banale ma è uno dei miei autori preferiti e un tale numero di opere tutte assieme è praticamente impossibile da trovare, tra l'altro dato che sono fortunata c'era in contemporanea una bellissima mostra sulle stampe parigine art neuveau e ho avuto anche modo di trovarmi a tu per tu con “Turnèe du chat noir” che amo particolarmente.
Un consiglio, a meno che non abbiate diritto a particolari riduzioni non fate ore di coda davanti alla biglietteria del museo, è possibile acquistare il biglietto standard presso diverse agenzie in giro per la città ed on line, in questo modo entrerete velocemente. Se potete come orari privilegiate il mattino o il pomeriggio sul tardi, ci sarà meno gente e potrete godervi maggiormente la visita.
2- La mostra di Banksy al Moco. Non è carino mettere nell'elenco qualcosa che finirà tra poco ma che dire, quando ho capito che avrei potuto visitarla perché non c'era nemmeno un minuto di coda sono stata la persona più felice al mondo!
La mostra consta di alcuni pezzi di street art e tele “dipinte” dallo stresso Banksy, per me che seguo questo artista da molto tempo, è stato qualcosa di eccezionale.
Anche qui sono stata molto fortunata, in abbinata c'era l'esposizione di stampe e sculture di Dalì altro autore che amo particolarmente.
In ogni caso mi sento di consigliarvi di fare un salto al Moco, sempre in zona musei, perché nonostante sia piccolo è davvero ben curato e spesso fa mostre degne di nota.


3- Il panino con l'aringa le cipolle e i cetriolini. Credo la cosa più buona che potrete mangiare da queste parti, ammesso che vi piaccia il pesce, oltre che ottimo è anche a buon mercato, io sarei potuta diventare un pellicano.  Un'altra cosa che ho amato sono  le patatine fritte che trovate in ogni dove con qualsiasi tipo di salsa. Per il resto la cucina olandese non mi ha dato grandi soddisfazioni, però ho apprezzato l'abbondanza di ristoranti da tutto il mondo e in particolare ho amato mangiare surinamese, ve lo consiglio. Se visitate i musei sappiate che siete vicino ad uno dei più grandi mercati del centro dove potrete assaggiare diversi tipi di street food.
4- I canali, ho vissuto a Venezia e a Lione amo le città in cui ci siano fiumi, canali, laghi, mari, mi piace essere circondata dall'acqua. trovo che dia pace.


5- Le biciclette, un centro città in cui le macchine siano ridotte in minoranza non può che piacermi... attenzione ho detto che ho amato le biciclette, non i ciclisti!


6- Il clima di libertà, non mi riferisco solo al quartiere a luci rosse o ai coffe shop che già sono indice della mentalità aperta all'insegna del “vivi e lascia vivere” che caratterizza questa città, mi riferisco alle differenze evidenti in una folla. Se scendete a Milano centro all'ora di punta vederete orde di persone vestite in modo simile con il medesimo tipo di cellulare in mano, questo ad Amsterdam non succede. Le persone sono diverse come look e comportamenti, spesso eccentrici, ma sempre nel rispetto della comunità e questo è un aspetto che si nota subito e che io ho amato profondamente.
7- I mercati, ne ho già parlato sopra, ma ce ne sono diversi, colmi di street food vestiti e gioelli vintage o etnici, accessori eccentrici, è bello perdercisi.
8- I tulipani... dai non potevo non citarli! Il Keukenhof, enorme parco aperto solo per due mesi l'anno, è riuscito a conquistare anche me e il mercato dei fiori, nel centro città, mi è piaciuto anche di più. In merito al primo vi posso dire che ci vuole una giornata intera a visitarlo, sono presenti pacchetti che comprendono oltre all'ingresso il viaggio in treno fino all'aeroporto ( 20 min circa) e il viaggio in pullman da qui al parco ( pullman 858 ma non vi sarà difficile trovarlo, ci sono degli addetti con il gilè del parco e un enorme fiore gonfiabile che indica la fermata del mezzo... don't worry!) . Una volta arrivati vi troverete tra campi di papaveri, padiglioni pieni di azalee, aiuole di crochi o narcisi e chi più ne ha più ne metta...
Il mercato invece vi darà modo di fare scorta di fiori, le bancarelle sono chiatte sul canale e vendono ogni genere di bulbo o seme, anche quello della cannabis a buon prezzo se questo andate cercando :)


9- Le house boat... ma quelle mi piacevano già da prima: almeno da quando a 18 anni ho conosciuto un signore che faceva il pittore e ci viveva, ma questa è un'altra storia... Comunque nel vedere quelle bellissime case sull'acqua con tanto di fiori e micio placido steso al sole non ho potuto che farmi un bel giro con la fantasia e immaginarmi a scrivere in un posto del genere, che meraviglia!


10- I colori... che non sono molti. Non vi aspettate quelle casette coloratissime sul canale, quella è Copenaghen, qui le casette sono graziose ma non hanno toni accesi. E' proprio questa scala di cromie grigio, marrone e blu scuro che esalta qualsiasi tipo di colore, dai vestiti sgargianti delle signore in passeggiata ai capelli fluo delle ragazzine, spicca la tonalità accattivante delle insegne, degli adesivi attaccati in giro e dei Murales. Mi piace questo contrasto di cromie e il riflesso dei colori nei canali...



Invece non mi sono piaciuti:

- I mozziconi ovunque, anche se si sforzano di pulire non ce la faranno mai, anche perché i cestini sono pochi e presto pieni e tra l'altro non hanno la possibilità di spegnerci la sigaretta sopra.
- Il pessimo carattere dei ciclisti che vanno velocissimi e non esitano a falciarti anche sulle strisce pedonali, Amsterdam è l'unica città dove chi è seduto su una bici ha sempre ragione. E' anche vero che noi siamo poco abituati ad un tal numero di piste ciclabili e tendiamo a passeggiarci sopra e questo li manda i bestia....
- I prezzi altissimi, dormire ad Amsterdam è più che caro ma può anche starci alla fine siamo andate in corrispondenza con la fioritura momento in cui le masse di turisti si riversano sulla città... ma che per una bottiglia da mezzo litro di acqua ci vogliano circa 3 euro è abbastanza allucinante ( la birra costa praticamente uguale e l'acqua del rubinetto è buonissima.. sappiatelo ;) ) il prezzo è uguale anche per il caffè e non si può dire che ne valga la pena.... Mentre il prezzo alto dei musei è assolutamente giustificato dalla qualità.


sabato 25 marzo 2017

Il sentiero delle espressioni (COMO)

Partenza: Schignano
Arrivo: Colma di Binate
Durata: 2h
Facile ma in alcuni tratti è un po' in pendenza :)

Il sentiero si trova in Valle d' Intelvi, noi siamo arrivati in moto lungo una strada tutta curve, abbandonato il mezzo nella frazione di POSA ( dal centro di Schignano trovate chiare indicazioni) abbiamo seguito il tragitto del "sentiero delle espressioni", ben segnalato, non c'è alcun pericolo di perdersi.
Dall'Alpe di Nava si arriva all'Alpe Comana, dove se avete bisogno di una birretta e di qualcosa da mangiare come noi, troverete un grazioso agriturismo e un piccolo laghetto.
Da qui potete inerpicarvi lungo la salita che vi porterà sulla cime del Monte Comana da dove avrete una vista mozzafiato sul lago sottostante ( ne vale la pena, fidatevi, io sono incredibilmente pigra).
Il "sentiero delle espressioni" si distingue dai tanti tragitti montani presenti nella regione per via delle bellissime sculture in legno, troverete pannocchie spilucchiate da colombe, un guardiano dagli occhi cavi che controlla i monti dall'alto, personaggi dall'aria arcigna, una donna con un bimbo stretto al seno e tante altre sculture che vi sbirceranno dal bosco.
E' un tragitto facile ed accessibile a tutti, anche ai più piccoli, alcuni tratti di salita vi faranno venire il fiatone, sopratutto se siete poco allenati e bardati da moto come noi, ma in fin dei conti ne vale davvero la pena :)










sabato 18 marzo 2017

PARCO DI PINOCCHIO

Una vecchia moto di venticinque anni, due ragazzi con pochi soldi e non troppo tempo e un viaggio tra due delle regioni più belle d'Italia.

IL PARCO DI PINOCCHIO:


Per informazioni: PARCO DI PINOCCHIO

Siamo forse un po' cresciuti, ma il nostro viaggio Low Cost lungo Umbria e Toscana inizia proprio da qui.
Il parco di trova a Collodi paese in cui nacque e trascorse la fanciullezza l'autore delle "Avventure di Pinocchio". Non abbiamo avuto molto tempo per visitare il piccolo borgo, ci siamo fermati qui nel pomeriggio mentre ci muovevamo in direzione Lucca,dove avevamo in programma di pernottare.
La visita si è rivelata graziosa, probabilmente da bambini l'avremmo apprezzata di più, ma ciò non ci ha impedito di farci foto tra le fauci della balena (bellissima!!!)  fianco a fianco con il gatto e la volpe e insieme a tutti gli altri personaggi che il famoso burattino ha incontrato nelle sue vicissitudini e di cui le sculture fanno bella mostra di se lungo i sentierini del parco.
Ci siamo anche incantati davanti al teatro meccanico che ha l'aria di essere molto antico...
La visita non è veloce, ci sono parecchi punti da esplorare, ma è rilassante, il prezzo si aggira attorno ai 10 euro ( qualcosa in più in alta stagione).
Per noi è stato un pomeriggio simpatico, ci siamo tolti una curiosità che avevamo da tanto, per un bambino potrebbe rivelarsi una visita meravigliosa.

martedì 14 marzo 2017

Interrail fase 1: Pianificazione


- Senti France, ma insomma quest'interrail quando si fa?

Quando è stata la prima volta che ne abbiamo parlato? 2012, 2013 a voler tirare a indovinare? E da allora, almeno una o due volte all'anno ritorna, puntualmente, questa domanda spinosa.

- Insomma quando si fa?

Cosa c'è di diverso quest'anno? Sarà l'ennesima ipotesi destinata a sfumare, soffocata dal resto. Perché come ritorna la domanda, ritorna sempre anche il resto: esami, tesi, ritorni a casa, periodi liberi che non coincidono, spese, e ogni volta si rimanda. Ogni volta.

Ma non questa.

- Senti, se non si fa quest'anno non si fa più. Adesso basta, via, decidiamo una data!

Gennaio. La prima mail di programmazione risale a Gennaio. Ma questa conversazione dev'essere avvenuta fra Novembre e Dicembre almeno. Il tempo di realizzare, frugare la mente alla ricerca di scuse, chiedersi perché ogni volta si cercano scuse, lasciar perdere le scuse e buttarsi. Così a Gennaio arriva la mail.

- Queste date dovrebbero andar bene, ho guardato gli itinerari che abbiamo discusso e ho confrontato con gli orari dei treni, ecco piano A e piano B, vedi un po' quale ti piace di più.

Un viaggio, che sia da soli, in gruppo, in coppia con partner o amici, diventa ben presto una definizione graduale di parametri, piccole regole esplicite o meno che permettono di definire destinazione, alloggi, mezzi, visite, insomma tutte le tessere che combinandosi formano poi il mosaico del nostro viaggio. Un piccolo esempio:
Io e la mia superorganizzata compagna di avventura partiamo dalla Germania, Francoforte sul Meno io e Monaco di Baviera lei. Inizialmente il nostro piano prevedeva un giro della Grecia, isole comprese, con arrivo in aereo ad Atene. Ma abbiamo optato per la coerenza al mezzo di trasporto: il nostro tempo concentrato non ci permette di discendere il continente in treno, così la Grecia è stata esclusa.

In questo modo, del tutto spontaneo, è arrivata la prima regola: siamo in interrail, perciò se si viaggia, si viaggia in treno, o al massimo con i mezzi pubblici locali.
Dunque, piano A e piano B.

Il piano A puntava a nord: su per la Germania fino ad Amburgo, da lì a Copenhagen, da Copenhagen a Stoccolma, da Stoccolma a Oslo per poi tornare indietro per la stessa via.

Il piano B guardava invece verso est: da Monaco a Bratislava, da Bratislava a Cracovia, da Cracovia a Varsavia, da Varsavia a Praga e da lì di nuovo a Monaco.

Eravamo dunque a un bivio: i prezzi degli alberghi scandinavi e la pressoché completa assenza di treni notturni ha risolto l'incertezza per noi, stabilendo nel contempo le due regole successive: quando possibile, prendere un treno notturno per ottimizzare ore di viaggio, e nelle notti in cui non si viaggia prendere alloggi decenti senza però dover vendere un rene per pagarli. Copenhagen, I'm sorry: sarà per un'altra volta.

A questo punto, l'interrail stava prendendo forma, era vero e reale, tangibile. Tanto tangibile che in una mail del 30 Gennaio invio alla mia amica il link dello zaino appena comprato, nuovo fiammante per l'occasione.

Passiamo dunque, o meglio passo, perché mi assumo io questo compito, alla prenotazione degli alloggi. Parametri:

- Economici, ma buoni, e in zone apprezzate dagli ospiti secondo le recensioni;
- Vicini alla stazione, tranne se quest'ultima è molto lontana dal centro. In quel caso cercare un compromesso;
- Stanza privata solo per noi due, preferibilmente con bagno privato. Dopotutto dormiamo in treno per la metà delle notti, quindi per il resto del tempo un po' di privacy non fa male;
- Controllare le opinioni degli ospiti sulla pulizia (parametro mio personale piuttosto scontato).

Il risultato delle ricerche appare piuttosto rassicurante, nelle città che ci interessano sono molto numerosi gli ostelli o comunque gli alloggi abbastanza informali e allo stesso tempo curati con prezzi più che ragionevoli. Io con il mio solito approccio metodico costruisco liste su booking.com composte da massimo cinque alternative e invio i link alla mia amica. Facciamo poi insieme la scelta finale. Cracovia e Varsavia mi pongono incertezze, la prima perché l'alloggio che vorremmo scegliere presenta condizioni particolari di cancellazione e la seconda perché la nostra scelta non mostra immagini dei bagni e alcuni commenti degli ospiti suggeriscono che non siano riscaldati, il che essendo Marzo con una temperatura compresa fra 2 e 6 gradi appare problematico.

La mia amica è emozionata perché da tanto vuole visitare la Polonia, io lo sono perché tutti i posti sono nuovi e perché stiamo organizzando tutto a ritmo serrato e quasi un po' all'ultimo. E perché non ho mai preso un treno notturno.

Due settimane fa ho comprato il pass e abbiamo prenotato i treni. Partiamo fra tre giorni. L'itinerario completo, eccolo:

Monaco – Bratislava – 2 giorni

Bratislava – Cracovia – 1 giorno e mezzo

Cracovia – Varsavia – 2 giorni

Varsavia – Praga – 1 giorno

Praga – Monaco

Lo guardo adesso, il nostro bozzetto, e mi sembra già grande rispetto a tre mesi fa, quando era solo una tela bianca. A intuito, la cosa più difficile dovrebbe essere comporre il quadro, mentre nel nostro caso è stato esattamente il contrario. Ci abbiamo messo almeno tre anni a procurarci la tela, e ora il quadro sta venendo da sé. Chissà con quali colori e forme lo riempiremo.

Mi mancano ancora i tappi per le orecchie e un cuscino per il mio disastrato collo e tutto sarà pronto.

Tutto? No. Il bozzetto è pronto. Gli studi sono pronti. Il resto è tutto da vedere. E da scrivere.

Quando diventa ufficiale.


sabato 11 marzo 2017

Le fornaci di Caldè, il lago come non lo avete mai visto.

Sulla sponda del Lago Maggiore nei pressi del pesino di Caldè (VA), c'è un tratto di lago ancora selvaggio, dove la vegetazione e il tempo la fanno da padroni e l'acqua è bellissima d'estate e d'inverno.
Il tratto delle fornaci, un tempo destinate alla cottura della calce e ora abbandonate, mostra scorci meravigliosi.
Le fabbriche originarie del 1700 svettano proprio lungo il lago mangiate in parte dalla natura che sta prendendo il sopravvento, d'estate se non si arriva troppo tardi, sulla riva si trovano bellissimi punti in cui fermarsi a prendere il sole e fare il bagno.
Se siete fotografi amanti di murales ed edifici abbandonati le apprezzerete molto anche d'inverno, con quel fascino un po' decadente e la splendida vista come sfondo.
Noi abbiamo approfittato di una giornata freddissima ma quasi soleggiata per fare una passeggiata e qualche foto, con la speranza di riuscire a tornarci quest'estate per un tuffo!










mercoledì 8 marzo 2017

Alla Scoperta delle Zone di Tallinn: da Vanalinn a Kalamaja



Tallinn è stata la mia casa per poco più di tre mesi, un lasso di tempo a metà fra una visita lunga e una permanenza breve. La quantità di tempo giusta per tornare a casa con una valigia enorme piena di ricordi e una lista di posti da vedere la prossima volta.

Mentre ci abitavo non mi sono mai preoccupata di controllare, ma ora scopro di aver abitato al confine della zona di Sadam, alla lettera, la zona del porto. A dieci minuti da casa mia, partivano le navi per Helsinki, che si vedevano anche dalla finestra di una delle camere da letto. Non la mia, purtroppo.


Scoprendo Vanalinn, la Città Vecchia


Tallinn è una città dove è facile orientarsi, se si ha un filo di tempo per vagare, ma che in fondo ti invita a sederti e contemplare. Specialmente dopo che consumi i piedi sul lastricato inerpicandoti fino in cima alla collina di Toompea. In alto sulla collina, oltre al Parlamento Estone e alla gigantesca cattedrale Aleksandr Nevskij, si trova un piccolo belvedere, nascosto, ma comunque famoso. La notte di Jaanipäev ero lì in cima con tre amiche e il mio coinquilino ad ammirare la città immersa in quella luce morbida e carezzevole cui stavo iniziando appena ad abituarmi. La luce delle notti bianche. Su quel belvedere sono stata più volte con amiche la sera a parlare. Di Tallinn, delle nostre vite a casa, del futuro. A Luglio ha cominciato a popolarsi di persone, ad Agosto era pieno di turisti in crociera sul Baltico. A Giugno, però, lo spettacolo di Tallinn immersa nella luce morbida era nostro. 



Non bastano mai.

La discesa migliore passa per il giardino del re di Danimarca. Una volta superata la sorpresa per la presenza di alcune gigantesche statue di monaci incappucciati decisamente inquietanti e assaporato il profumo di mandorle tostate con cannella dell'onnipresente carretto, si passa per un piccolo arco sulla sinistra e si scende giù per una scalinata obliqua chiamata via Gambacorta. Detto en passant, la scalinata obliqua permette di fare tappa a una certa gelateria italiana che secondo fonti attendibili sarebbe la migliore di Tallinn. Un piccolo dettaglio fondamentale per gli espatriati nostalgici e i turisti golosi! Via Gambacorta è uno dei tanti angoli di Tallinn che d'estate diventano palcoscenico per i musicisti di strada. Ricorderò sempre una notte, passeggiando per il centro storico, il suonatore di chitarra che accompagnava un allegro e lanciatissimo gruppo di anziani pugliesi nelle loro canzoni tradizionali. Un incontro bello e surreale sullo sfondo bello e surreale della via Gambacorta.



Le prove! 

Il centro storico, soprattutto la Domenica con il mercatino, catapulta il viaggiatore in uno scenario medioevale e quasi fiabesco, come ho già descritto in un articolo precedente, ma è sempre in bilico fra la suggestione pura e lo sfruttamento commerciale a fini turistici, dunque continuiamo la passeggiata immaginaria cambiando completamente scenario. Dico completamente, perché non c'è una zona di Tallinn che somigli alle altre, eppure tutto si compone da sé in un puzzle in qualche modo coerente con se stesso. 




Il centro storico e, in lontananza, i grattacieli

Esistono diverse uscite dal centro storico di Tallinn: mettiamo che io prenda quella che porta verso il mare, l'arco della Fat Margaret, la torre grassa di Tallinn. Superato l'arco posso dirigermi verso destra, verso il porto, i traghetti e più avanti la spiaggia di Pirita, oppure piegare a sinistra. Mettiamo che sia una bella giornata, ma un po' ventosa e io non abbia nessuna voglia di prendere folate di sabbia in faccia, la mia scelta diventa ovvia. Vado dritta e una volta raggiunto il mare do le spalle a quella strana rovina dei giochi olimpici che è il terminal dei traghetti di Linnahall e vado a sinistra. 

A questo punto la immagino davvero, la giornata. Una di quelle giornate in cui bisogna mettere la protezione solare, perché il sole qui è sempre più forte di quanto sembri, con il vento che soffia dal mare e porta odore di salsedine con una punta di carburante per navi. Una giornata in cui il cielo è immenso e le nuvole fanno a gara. Una giornata che invita a lunghe camminate per permettere alla pelle di immergersi nella luce e agli occhi di annegare nel blu. Ho foto e video interi che ritraggono solo il cielo e la danza delle nuvole. Ma basta divagare, torniamo alla nostra passeggiata. Stiamo andando a Kalamaja, letteralmente la casa del pesce.

Il cielo di Estonia, unico


Kalamaja, il Villaggio Pastello di Tallinn


Una delle possibili vie per Kalamaja traccia la costa, non si deve far altro che seguire l'andamento sinuoso del marciapiede. A destra, il mare. Si superano angoli di spiaggia e rocce, e si arriva a Patarei, la prigione abbandonata sul mare, uno dei luoghi storici più insoliti e bizzarri di Tallinn, che emana un'aura di decadenza e allo stesso tempo contiene un piano decorato da street art di incredibile bellezza. Ma rimandiamo Patarei a un altro giorno, così come il meraviglioso museo marino di Seaplane Harbour che ci fa l'occhiolino più avanti sul lungomare e contrasta i mattoni sbeccati e corrosi di Patarei con le sue forme moderne e sinuose.


Patarei, con uno sfondo rassicurante

Lasciamo il mare alle nostre spalle e inoltriamoci nelle vie. In una via in particolare: Vana Kalamaja. Ci inoltriamo finché, arrivati all'incrocio con Soo, siamo proprio in mezzo alle case. Case di legno uni o bifamiliari di tutti i colori, marroni, verdi, gialle. Passeggiamo in mezzo a quello che sembra un villaggio, molte delle case hanno anche un giardino accanto o dietro, e in alcuni giardini vediamo scivoli o altri giochi per bambini. La città sembra lontana, eppure ci siamo in mezzo.

Kalamaja è il vecchio distretto dei pescatori di Tallinn, con un'estetica pastello che lo renderebbe il set ideale per un film di Wes Anderson. Camminare fra le sue vie in una giornata di sole fa venire voglia di trasferirsi lì, in una di quelle case a forma di villetta dal tetto a punta e vivere l'illusione di un paesino dentro la città. Ma è meglio non ingannarsi, Kalamaja è in pieno rinnovamento e nei tour viene spesso definita "la zona hipster di Tallinn". Alcuni tra i più famosi caffè della città si trovano proprio in quest'area e in genere presentano un design da interno domestico o di ispirazione industriale. Nel complesso, questo quartiere suggestivo e vicino al mare fa da contrappunto al centro storico mostrando le tante sfaccettature della storia e lo spirito di ripresa di questa città. Anche la resilienza, in un certo senso. Soprattutto quando piove.


Non tutte le case sono ristrutturate ancora, ma il fascino c'è sempre.

Oggi siamo fortunati, perché stiamo girando per Kalamaja con un bellissimo sole estivo, ma quando piove il bucolico agglomerato di case si trasforma in modo assolutamente imprevisto in una palude della Florida. Un po' dappertutto a Tallinn, mi duole dire, il deflusso delle acque piovane dalle strade lascia molto a desiderare. Quando piove, camminare su un marciapiede significa trasformarsi nell'Uomo Ragno e passare rasente i muri per evitare un'onda anomala causata da una macchina in corsa. Ma Kalamaja va oltre. Ricordo una domenica mattina in cui avevo in programma un brunch con la mia coinquilina (a proposito, se siete appassionati di brunch, Kalamaja è una tappa imprescindibile). La giornata era partita abbastanza bene, qualche nuvoletta, ma niente di serio. Mentre eravamo nel locale fuori si è scatenato il diluvio. Per qualche ragione, credo avessimo gli ombrelli dietro, quindi ci avviamo comunque dopo che la pioggia si è calmata un po'. Arrivate a un'intersezione, ci scontriamo con un problema inaspettato: la strada si era trasformata nella laguna di Venezia. Nel ripensarci, provo un impeto di solidarietà nei confronti di tutti i turisti a cui un po' ghignavo dietro nei giorni di acqua alta, mentre io andavo in giro con i miei stivali di gomma. Sarà il karma. In ogni caso, siamo sopravvissute alle strade allagate, e naturalmente un'oretta dopo c'era di nuovo il sole. Ah, il clima dell'Estonia. 


Telliskivi Creative City tra Svago e Cultura Urbana


Oggi facciamo finta che il clima sia stabile e andiamo oltre. Potremmo fare una tappa al parco di Kalamaja, che è anche il più antico cimitero della città. O meglio, era, visto che è stato appiattito nel 1964 dalle forze di occupazione sovietiche. Al momento si tratta solo di un parco grazioso e rilassante, e la nostra tappa sarà breve, perché ci aspetta qualcosa di speciale. Si tratta di Telliskivi.

Ho già parlato della Creative City in uno dei precedenti capitoli sull'Estonia, ma anche se si trova ai margini di Kalamaja, gravitare intorno a Telliskivi è una scelta assolutamente spontanea dopo qualche ora passata a vagare dal centro storico a Kalamaja. Se si desidera una pausa di ristorazione o si è fatta ora di pranzo (o di cena) qui si ha solo l'imbarazzo della scelta.


L'unica foto di Telliskivi che ho, per fortuna è bella!

Il mio incontro con Telliskivi è avvenuto il giorno dopo il mio arrivo a Tallinn. Io e il mio ragazzo ci siamo diretti lì attirati dalla promessa di un festival internazionale del cibo e ci siamo ritrovati a vagare in mezzo a un labirinto di bancarelle e furgoncini colorati, che offrivano tutto dagli hamburger di tutti i tipi fino agli insetti caramellati, passando per ogni gradazione intermedia possibile. Lì ho mangiato uno degli hamburger più buoni della mia vita e incontrato per la prima volta una ragazza che mi aveva dato informazioni sul posto mentre ero ancora a casa e che sarebbe diventata una delle amiche più care del mio tempo lì. Ci siamo incontrate all'ingresso del festival, in mezzo alla folla con la pioggia che iniziava a cadere. Eh, il clima dell'Estonia. Da lì siamo fuggiti verso il centro storico passando da un'entrata diversa, quella che ti costringe a salire gli scalini della collina. La nostra instancabile guida ci ha poi diretto fra le viuzze lastricate fino a salire per la via Gambacorta e arrivare al giardino del re di Danimarca, e da lì al belvedere.


I monaci minacciosi

Siamo dunque tornati al punto di partenza di questo, che per voi è stato un tour della fantasia e per me una passeggiata sul viale dei ricordi. Vi ringrazio per avermi seguito in questo giro e, purtroppo per voi, a differenza delle guide estoni ad Agosto io non posso offrirvi un cestino di mele del mio giardino come saluto. Però se fate un giro a Kalamaja ad Agosto, le troverete senz'altro fuori dai cancelli delle case, con un cartello che non saprete leggere e che dice variazioni sul tema di "in regalo per chi le vuole". Se non le trovate, vuol dire che sono passata già io.


"Se non va bene, prendi una mela!"

Alla prossima puntata!

sabato 25 febbraio 2017

Paesi fantasma: Consonno, la città dei balocchi

Consonno è una frazione di Olginate, vicino a Lecco.

Fino agli anni 60 era un paesino agricolo come molti altri dei dintorni, immerso nel verde e dalla cui piazza si godeva di una bella vista sul circondario.
Il conte Bagno, imprenditore milanese, vide in questo territorio il posto ideale per costruire il suo parco divertimenti e portò avanti un progetto che presupponeva l'intera distruzione del piccolo borgo, il territorio fu collegato al paese principale e le vecchie costruzioni furono abbattute.

Era stato detto agli abitanti decisi a restare che si trattava di una buona possibilità per incrementare l'economia del paese in coincidenza con la crisi agricola,  inizialmente c'era la convinzione che questa rivoluzione avrebbe portato qualcosa di buono, in realtà fu chiaro in breve tempo che la promessa di mantenere il lato agricolo del paese non sarebbe stata mantenuta, gli abitanti furono costretti ad andarsene e al posto del piccolo paese sorse la "Las Vegas" brianzola.

Al posto delle fattorie sorsero attrattive varie, alberghi di lusso, zoo, casinò, piste di pattinaggio, campi per praticare diversi sport, il tutto costruito con un'aria di strano esotismo, tra tutto spicca ancora una pagoda cinese e un minareto.

Nel 1976 una frana distrusse la strada che collegava Olginate a Consonno decretandone la morte, il conte tentò diversi rilanci tutti però destinati a fallire, l'ultimo fu la costruzione di una residenza per anziani che venne chiusa nei primi anni del 2000.

Ad oggi Consonno è proprietà privata, si può raggiungere da Olginate in auto solo nei giorni festivi e la strada è piuttosto dissestata ( anche se percorribile tranquillamente con qualsiasi mezzo).
La cosa che colpisce maggiormente avvicinandosi a questo borgo fantasma sono le insegne arrugginite che invitano a visitare il parco divertimenti perchè " A Consonno è sempre festa" o perchè " Consonno il paese più piccolo e più bello del mondo"...

Arrivati in cima troverete un silenzio irreale ma anche il bar "la Spinada" gestito dall'associazione degli "amici di Consonno" in cui potrete prendere una birra e che vi daranno anche informazioni utili sul paese (aperto dopo pasqua).
La visita merita attenzione se no può diventare pericolosa, molti degli edifici sono pericolanti per via dell'incuria, dell'età e dei continui atti vandalici a cui sono stati sottoposti.
Il posto è irreale, triste e silenzioso, le costruzioni sembrano capitate lì per caso, così lontane e diverse da tutto ciò che le circonda, la Natura intanto si sta prendendo la sua rivincita, così come il Tempo.
In un angolo giace un furgone arrugginito dalla ruote sfondate e tra i mattoni e gli intonaci già si fanno largo insistentemente fusti di piante selvatiche che stanno riprendendo il potere su quello che le circonda.
La sensazione è di tristezza e di inutilità, la speranza è che un giorno questi luoghi tornino a rivivere in una dimensione a loro più consona.
Di tanto in tanto però Consonno si anima come nel 2016 quando è stato location per i mondiali di nascondino, ma altri eventi vengono organizzati qui nella speranza che un giorno questo paese torni ad essere vivo

Se volete sapere qualcosa di più su Consonno...
Qui trovate la pagina Facebook degli "amici di Consonno"






mercoledì 22 febbraio 2017

Sul raccontare i viaggi


- Secondo me tu dovresti raccontare di più le sensazioni, non fare una guida turistica di quello che vedi in un posto. Quelle cose me le posso cercare su Wikipedia, ma leggo i blog per capire quali emozioni vive chi ci va.

I consigli di un'amica a volte toccano corde singolari.

- Non so, mi sembrerebbe di mettere me stessa avanti al posto. Fatico a trovare un modo per conciliare le informazioni e le esperienze.

- Come ti ho detto, le informazioni si possono cercare altrove, sono le emozioni e le esperienze che catturano in quello che scrivi tu. E poi si vede proprio la differenza. Quando leggo i tuoi articoli, vedo alcune parti dove l'emozione si sente, e altre dove fatichi.

Dall'ultimo articolo su Piccioni Viaggiatori per me è passato un po' di tempo. In parte per difficoltà logistiche e di tempo, in parte per uno strano senso di blocco. Questo blocco mi appare tutti i giorni, quando mi metto al computer e cerco di produrre un articolo. Ha l'aspetto di un gigantesco cubo di rubik accanto alla mia scrivania. Mi interroga, muto e inerte, enigmatico e decisamente solido. Il suo interrogatorio è indecifrabile, poiché strettamente non verbale. Il cubo emana una forza strana che trattiene le mie dita e le irrigidisce sulla tastiera. Luoghi e scenari evocativi e sorprendenti diventano noiosi come un ambulatorio di dentista. Qualunque virgola mi sembra fuori posto.

Allo scadere di un mese di inattività, mi trovo costretta a smettere di ignorare il cubo nella stanza e a sforzarmi di risolvere il suo enigma. La prima risposta che viene fuori è questa:

Scrivere di viaggi è difficile. Per me almeno. 


Può sembrare un'ammissione banale, ovvia, perfino piagnucolosa. Ma prendiamo le distanze per un momento e fissiamo la tastiera da un'altra angolazione: quella di chi sta seduto davanti.

Quando scrivi, scarabocchi, cancelli (molto), correggi (poco), revisioni (pochissimo) da quasi vent'anni, dovrebbe essere facile. Elementare. Banale. Ami i viaggi, viaggi tanto, ami scrivere, ergo scrivere di viaggi dovrebbe essere per te rilassante e rinvigorente come una passeggiata nel parco con il cane. Invece non è così. Ti piace, ti piace anche molto, ti soddisfa vedere l'articolo finito, pronto, impacchettato, ma non è facile. E nemmeno rilassante. Per chi ha costruito la propria vita sulle parole e sul viaggio, questo è un pensiero destabilizzante. Un pensiero da nascondere, da smentire facendo lo sforzo di mettersi al computer più volte alla settimana per proseguire le serie di articoli di cui hai scritto i titoli con tanto entusiasmo pochi mesi prima. Peccato che lo sforzo non faccia che confermare il pensiero. Non è facile. Non è facile. Non è facile. Come continua a ribadire il cubo.

Eliminato il peso di questa prima negazione, occorre interrogarsi (e interrogare il suddetto cubo) sulla necessità. Perché dovrei continuare a scrivere di viaggi? Dopotutto, non me l'ha ordinato il medico, non è un'attività che mi procura dei guadagni materiali, e ci sono sicuramente numerosi autori che lo sanno fare meglio di me e che viaggiano di più in modo più avventuroso. Che risposta ho?

La necessità della memoria e il piacere della condivisione. 


Raccontare i viaggi, mettere nero su bianco le sensazioni, gli imprevisti, le piccole avventure, ci salva dalla fallibilità della memoria umana. Anche se nel mio caso userei il termine completa inaffidabilità. Un viaggio è come un sogno, in fondo. Mentre si vive, tutto appare indelebile, vivido, impossibile da rimuovere; appena si torna, le sensazioni iniziano a sbiadire, le date si confondono, i monumenti perdono nome e colore. Ciò che rimane sono pezzi sparsi, rosicchiati ai bordi.

Penso al mio primo viaggio intercontinentale: tre settimane a San Francisco, Marzo 2013. Ricordo la pioggia mentre con il mio amico e compagno di avventura attraversavo in bicicletta il Golden Gate Bridge, ricordo la signora chiacchierona e amante dei formaggi che ci ha attaccato bottone al museo del pane Boudin, ricordo il memoriale della guerra civile spagnola, il vecchietto con il bastone a quattro piedi che si arrampicava intrepido su per California Street dentro Chinatown, il sapore dei bignè di Brenda's French Soul Food. Piccoli residui di un affresco sontuoso che non potrò mai ricostruire nella sua completezza. Per questo ho bisogno delle parole.

Perché non scrivi su un diario solo per te, allora?

La necessità del racconto nasce dalla necessità di condivisione; la stessa condivisione che si trova in viaggio. Raccontare l'Estonia per me è un modo di riconnettermi alle persone con cui la mia vita si è intrecciata laggiù in quei tre brevi, brevissimi, mesi. Raccontare la Corea del Sud è la condivisione di qualcosa che per molte persone che conosco suona nuovo e inaspettato. In entrambi i casi, è un modo per rispondere alla domanda che mi sono sentita fare più spesso: "Ma perché proprio lì?"

Potrei scrivere su un diario, certo. A volte lo faccio. Ma siamo sinceri, raccontare un viaggio è sempre meglio quando si hanno orecchie che ascoltano o occhi che leggono. Soprattutto nei piccoli e rari casi in cui la condivisione diventa ispirazione. Quei momenti in cui qualcuno dice "ma dai? Sai che non sapevo niente dell'Estonia? Quasi quasi ci faccio un pensierino".
Spargere meraviglia a piene mani per chi viaggia dovrebbe essere quasi un prerequisito. Fatta eccezione per quegli episodi, angolini, incontri astrali che vogliamo tenere per noi e custodire come un segreto speciale.

Stabilita la difficoltà e la necessità, come si risolve il problema?

Interrogandomi su questo, nella mia testa spunta una voce.

- Sono le emozioni e le esperienze che catturano. Ricordi? Scrivi nel modo che senti, non costringerti in una scatola che non è la tua. Sperimenta, prova, alla fine che t'importa? Basta che scriva.

Riprenderò dunque, e riprenderò a modo mio. E prima o poi scriverò anche di San Francisco, cercando di recuperare il più possibile quel sontuoso affresco. Magari per rinfrescare le idee ci tornerò.

Alla fine nella scrittura come nel viaggio, è un po' come l'amore: basta che ci sia.